Il trionfo dell’Ortodossia è la vittoria di Dio nella debolezza dell’uomo (Anthony di Surozh)

Prima Domenica della Grande Quaresima. Del Trionfo dell’Ortodossia.

Omelia del Metropolita Anthony di Surozh

Oggi celebriamo il giorno della Solennità dell’Ortodossia; di quale trionfo stiamo parlando? Quando ci guardiamo intorno ora, quando guardiamo nelle profondità della nostra nativa, cara Ortodossia, vediamo quanta sconfitta, quanto sconforto, quanto poco motivo, sembrerebbe, per trionfare.

Ma noi non trionfiamo solo, o meglio non trionfiamo affatto, con la gloria visibile dell’Ortodossia; vediamo il trionfo dell’Ortodossia in due cose. In primo luogo, nel fatto che gli ortodossi, sparsi sulla faccia della terra o riuniti in dense comunità di persone, nonostante le persecuzioni, nonostante le enormi difficoltà, hanno mantenuto la loro fede pura, hanno mantenuto il loro culto riverente, hanno mantenuto il cammino spirituale che Cristo ci ha lasciato in eredità nel Vangelo e dai Padri della Chiesa durante tutti i secoli della nostra vita ecclesiastica. Possiamo rallegrarcene, possiamo avere soggezione del popolo che, nel corso dei millenni, è rimasto saldo nella fede della pura confessione, in una spiritualità veramente evangelica, e ha conservato per noi il nostro culto prezioso, profondo, istruttivo.

Ma sappiamo che per quanto un uomo voglia essere fedele, per quanto impieghi le sue forze, è facilmente sconfitto, se non è il Signore stesso a dargli forza, se non è la grazia di Dio a lottare per lui. E, in ultima analisi, il trionfo dell’Ortodossia, di cui il nostro cuore si rallegra, perché ci riempie anche di speranza per il futuro, è la vittoria di Dio nella debolezza dell’uomo, su di noi e in noi, tra di noi, durante i millenni già trascorsi. Il trionfo dell’Ortodossia è il giorno in cui ci rallegriamo che Dio sia rimasto imbattuto nel peccato umano, nel peccato della mente, nella freddezza e nell’instabilità del cuore, nel vacillare della volontà, nei peccati della carne. Dio è rimasto invincibile nella Chiesa di Cristo, Dio è rimasto invincibile nelle singole persone concrete: questa è la nostra grande gioia.

Ma la Solennità dell’Ortodossia fu istituita in un’occasione più particolare: dopo il VII Concilio Ecumenico, quando l’Ortodossia fu finalmente vittoriosa sull’iconoclastia, fu istituita questa festa. Che cosa significa?

La Chiesa ha difeso il diritto e il dovere di venerare le icone di Cristo, della Madre di Dio e dei santi. Con questo ha anche difeso la verità dell’Incarnazione di Dio, la verità che Dio si rivela, si rivela nelle immagini; forse in modo imperfetto, ma si rivela a noi nelle immagini che ci facciamo di Lui. Queste immagini non sono solo icone; sono anche icone verbali, come dice Andrea di Creta – nei dogmi della Chiesa, nell’insegnamento dei Padri, nell’istruzione che riceviamo. E infine, sempre in senso figurato, Dio si rivela a noi nelle persone, perché ognuno di noi porta in sé l’immagine del Dio vivente.

La Liturgia di San Basilio Magno dice di Cristo che è il sigillo dell’uguaglianza, che ci rivela il Padre in se stesso. Egli è l’immagine perfetta, è la Verità, è il Dio perfetto e l’Uomo perfetto. Ma lo splendore e il sigillo di questa immagine rimangono anche in noi. E gioendo oggi nella Solennità dell’Ortodossia, ci rallegriamo che attraverso l’Incarnazione del Figlio di Dio, Dio si è rivelato a noi nella carne in Cristo; ci rallegriamo che il nostro mondo creato sia tale da permettere alla pienezza della Divinità di abitare corporalmente in mezzo a noi, che attraverso questo Dio possa diventare esprimibile in modo figurato, e che guardando le icone, e soprattutto le icone viventi, che sono esseri umani, se solo riusciamo a rimuovere l’infermità umana che oscura la nostra visione, e a vedere attraverso l’infermità umana, come se fosse trasparente, l’immagine permanente di Dio, possiamo adorare il Dio vivente in mezzo alla gente, nella gente. Non invano i Padri della Chiesa hanno detto: Chi ha visto il proprio fratello ha visto Dio…

Manteniamo quindi un atteggiamento di riverenza gli uni verso gli altri, perché siamo un’apparizione, un’immagine, un’icona; manteniamo con riverenza la nostra fede nel dogma della venerazione delle sante icone, che esprime la convinzione incondizionata che Dio si è fatto uomo. E rallegriamoci del fatto che di generazione in generazione Dio vince la nostra debolezza, ci conquista e ci sottomette a sé, e doniamoci a Dio affinché questa vittoria sia perfetta, affinché Egli trionfi fino alla fine – non solo nelle epoche passate, ma anche ora, in noi, e affinché il fulgore della sua gloria si riveli a un mondo che giace nel dolore e nella ricerca. Amen.

Fonte (RU): https://проповеди.рф/propovedi/propoved/pervaya-nedelya-velikogo-posta-torzhestvo-pravoslaviya/


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