
Festa della Dormizione della Madre di Dio. In questo giorno la Madre di Dio è morta. Una persona è morta, è spirata, si è addormentata. Il lutto e i giorni di dolore vengono celebrati. Ma è una festa triste? Non lo è affatto.
La Dormizione è la Pasqua estiva, la festa della gioia tranquilla, dell’allegria mite, del silenzio non detto. La Pasqua della Madre di Dio. Pasqua nel bagliore dell’azzurro vivo del cielo. Solo nella Dormizione questa gioia è speciale. Se a Pasqua tutto è permeato da una sorta di “sana frenesia”, la festa della Madre di Dio è in qualche modo eccezionalmente tranquilla e pacifica, è la gioia del silenzio e della pace. La luce della Dormizione calma, culla.
E che immagine stupefacente è l’icona della Dormizione della Madre di Dio! Al centro – sul letto di morte – c’è la Madre di Dio, intorno a lei ci sono gli apostoli, miracolosamente chiamati “dalla fine della terra”, e sopra il corpo della Madre di Dio c’è Cristo in un misterioso e regale blu – il tempo ha potentemente lacerato e spostato lo spazio – sembra essersi staccato, caduto intorno alla figura del Salvatore.
Il tempo si è fermato, si è dileguato. E da lì, dall’eterno splendore della gloria e del trionfo della Vita, si affacciano angeli curiosi, che dal Regno dell’Eternità diventano improvvisamente testimoni di un evento nel tempo.
C’è un artista con gli occhi abituati all’azzurro regale dell’eternità, un isografo, che oserebbe trasmettere ciò che ha visto uno spirito disincarnato, un angelo, che guardava giù dal regno di Dio, da dietro le spalle di Cristo? Si alzò in punta di piedi e – senza fiato per ciò che vide! – mentre il tempo irrompeva nell’eternità e l’eternità si riversava nel tempo – una cascata che si voltava all’indietro, cadeva verso l’alto con tutta la sua forza.
Gli occhi degli angeli sono spalancati: l’angelo è tutta la visione, egli stesso è lo stupore incarnato, il grido di estasi, l’esultanza volante. Nella cornice del tempo caduto, nel fulgore della gloria del Maestro celeste – gli apostoli, la modesta bara con il corpo della Madre di Dio, e dall’altra parte della bara – io, attratto dallo spazio iconico – non posso nascondermi dal cherubino vedente!
Ma per lui da lì, da dietro le spalle di Cristo, non è affatto visibile ciò che mi spinge – solo un uomo, colto dal miracolo dell’icona, a stare in silenzio, a pregare senza parole e petizioni – solo a ringraziare.
Il Figlio Divino sta sopra il corpo della Madre defunta e tiene tra le braccia l’anima della Vergine – queste tenere mani e l’anima in fasce sono al centro dell’icona. Può Egli accogliere l’anima che ha lasciato il corpo, può inviare lo spirito creato nel corpo della Madre non ancora nata, può stringere nel suo abbraccio sensibile l’anima di Colei che ora corre con Lui verso l’Egitto, che cerca nel cuore di Gerusalemme il ragazzo perduto, che sta docilmente presso la Croce? Perché questa è l’eternità, in essa è tutto, tutto! E un sigillo sulle labbra! Ma – un bambino tra le braccia di Dio! – è l’immagine più importante, il segno più confortante: il dono della Dormizione sono le braccia di Dio che stringono dolcemente l’anima umana.
L’icona dell’Assunzione è un’icona del paradiso così com’è. L’anima tra le braccia di Dio è un paradiso perché le braccia del Padre sono il luogo più sicuro dell’universo – mani amorevoli, mani che mi conoscono così come il Creatore e il Maestro possono conoscermi.
Chiedete al saggio profeta Isaia. Egli conosce molti misteri. Qui grida a Dio: “Signore, tu sei nostro Padre; noi siamo l’argilla e tu il nostro vasaio, e tutti noi siamo opera della tua mano” (Isaia 64,8). E così chiaramente in inglese: You are our Father; we the clay and you our potter.
È molto confortante sentire Dio chiamato “Vasaio”, il nostro grande e amorevole Vasaio. Chi ha plasmato queste guance, questo naso buffo, queste orecchie da elefante – Dio mio, mi guardo allo specchio e mi preoccupo che questo viso, queste spalle, queste braccia – tutto il mio corpo ricordi il calore delle Tue mani. Ogni osso del mio corpo Tu lo conosci: ognuno porta l’impronta del Tuo tocco.
Che corpo meraviglioso! Mi è sempre piaciuto disegnare le cose più belle, i volti e le mani, ma la mano umana è così difficile da rappresentare – cinque dita intere! – e così divertente e così bella. E perché abbiamo bisogno di così tante dita?
I palmi dei bambini, quelle dita rosa, come se ridessero, quelle forti, come se fossero fatte di bronzo, le mani dei giovani uomini, le mani calme e laboriose degli uomini e le mani sante delle madri, le mani che sanno compatire.
Le mani sono un’estensione degli occhi, possono piangere accanto agli infelici, possono parlare e – mio Dio – quante cose possono ricordare. E tu stesso hai plasmato queste mani, ognuna delle quali è una mano unica che solo io ho. Hai lavorato con ognuna di esse. Ma questa argilla è impastata con le tue lacrime, Dio.
L’anima può diventare callosa, ricoperta da una crosta di insensibilità, il cuore non risponde alla pietà, la mente si indurisce, ma il corpo, questo corpo ruvido, questo servo pigro – si ricorda di Te, delle Tue dita premurose – la pelle conserva le impronte del Tuo tocco, dei Tuoi colpi decisi – ha fatto un passo indietro, ha abbassato lo sguardo, ha strizzato l’occhio, ha sorriso, ha tolto l’eccesso, ha corretto e ha fatto un altro passo indietro, si è girato verso la luce – a questo Artista piaceva scherzare con me, non aveva paura di sporcarsi con me – lo so per certo, in qualche modo ricordo il suo lavoro minuzioso – lo ricordo con la mia pelle.
Ma il corpo si spegne, il mondo svanisce, il suo fuoco si spegne – la mia vita esce da me. La morte non è una vecchia delicata, ma un buttafuori audace e sicuro di sé, e un giorno mi farà uscire da questa corrente accogliente e nativa. Uscirò da questo mondo, scivolerò fuori dall’essere.
Ho molta paura, ma volerò. Cadrò. Giù o su? “Cadere in alto non fa così male”? Come una paura compulsiva e nativa nel ricordo delle malattie infantili: si cade rapidamente e a lungo, e non si riesce a cadere del tutto, infine, ed è così terribile che ci si rattrappisce dappertutto, costringendosi a svegliarsi, a tornare alla realtà, anche se buia e dolorosa, ma con la gravità e un terreno solido, senza pareti scivolose e pozzi senza fondo. Ma so che non sto cadendo da solo. Tutto vola rapidamente e con timore, presagio, ansia ricordando che sta volando verso la luce, volando verso il calore, verso il calore delle tue mani, o Signore.
Le foglie cadono da lontano, quasi
giardini remoti sfiorissero nei cieli;
con un gesto che nega cadono le foglie.
Ed ogni notte pesante la terra
cade dagli astri nella solitudine.
Tutti cadiamo. Cade questa mano,
e ogni altra mano che tu vedi.
Ma tutte queste cose che cadono, Qualcuno
con dolcezza infinita le tiene nella mano.
(Rainer Maria Rilke, Autunno)
Fa paura cadere. Fa paura lasciar cadere i propri cari. Ma di Dio ci si può fidare. Chi altro se non Lui? Mi raccoglierà lì, sul lato dove si affacciano i cherubini, dove c’è un leone alato e un saggio bue volante, pieni di occhi e di stupore inestinguibile. Lasciateli guardare. Sono così gloriosi! Cadrò nelle braccia più gentili del mondo. Un volo lungo e spaventoso.
– Spaventoso?
– Non ci sono parole.
– Basta chiedere di essere accolti da un abbraccio.
Fonte (RU): https://www.pravmir.ru/uspenie-presvyatoy-bogoroditsyi-na-rukah-u-boga/
