La revoca della cittadinanza al Metropolita Onufry: un attacco diretto alla libertà religiosa

Con un decreto firmato in sordina, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha privato della cittadinanza il Metropolita Onufry, primate della Chiesa Ortodossa Ucraina. Il motivo? Una presunta doppia cittadinanza russa, mai dimostrata e smentita con fermezza dalla stessa Chiesa. Non c’è alcun passaporto russo: Onufry è cittadino ucraino. Lo è sempre stato.

La guerra in corso con la Federazione Russa non giustifica né legittima la persecuzione dei credenti, dei pastori, delle comunità religiose. Ancor meno può giustificare la privazione della cittadinanza, strumento estremo, usato qui come vendetta politica e intimidazione istituzionale.

Non siamo di fronte a una misura difensiva, ma a un abuso di potere. È un atto punitivo e ideologico, rivolto non solo contro un uomo, ma contro l’intera tradizione ortodossa radicata nel cuore del popolo ucraino. È un colpo alla Chiesa, non a un presunto collaborazionista.

Privare della cittadinanza un cittadino ucraino, senza processo, senza prove pubbliche, sulla base di accuse costruite, è una violazione del diritto. Farlo perché guida una Chiesa scomoda al potere politico è una violazione della coscienza.

L’Ucraina, che si presenta come baluardo dei valori democratici, agisce qui come Stato autoritario. Non si combatte l’invasione russa rendendo illegittima una Chiesa. Non si rafforza la società civile escludendo i suoi pastori più riconosciuti e amati.

Il Metropolita Onufry è una figura spirituale che ha sempre invocato la pace, la sobrietà, la preghiera. La sua voce non è mai stata strumento di guerra. Eppure viene colpito come un nemico.

Sotto pretesti giuridici, si consuma una rappresaglia religiosa. Si crea un pericoloso precedente: la fede può costare la cittadinanza. L’appartenenza ecclesiale può diventare una colpa. Il silenzio di molti, dentro e fuori l’Ucraina, rende questo atto ancora più grave.

Non esiste libertà religiosa laddove lo Stato decide chi può guidare una Chiesa, chi è un credente “accettabile”, chi ha diritto di vivere nel proprio Paese.

La persecuzione di Onufry è un segnale inequivocabile: la libertà religiosa in Ucraina è sotto attacco. E la guerra diventa la scusa perfetta per colpire ciò che resta del pluralismo spirituale.


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