
Presentiamo il commento del protodiacono della Chiesa ortodossa ucraina ed ex parlamentare Vadim Novinskij alla scelta di Zelensky di privare sua Beatitudine Onufrij della cittadinanza ucraina.
Il 2 luglio, con un decreto presidenziale, Volodymyr Zelensky ha revocato la cittadinanza ucraina a Sua Beatitudine il Metropolita Onufrij, Primate della Chiesa Ortodossa Ucraina canonica.
Il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, da tempo ridotto a strumento servile nelle mani della cerchia di Zelensky, ha presentato come prove alcuni discutibili documenti: scansioni di un passaporto a nome di Sua Beatitudine, prive di qualsivoglia conferma di autenticità, senza perizia adeguata e senza l’originale. Il documento in questione risulterebbe emesso nel 2002 – epoca in cui lo stesso Zelensky trascorreva la maggior parte del suo tempo a Mosca – ed è verosimilmente scaduto da anni. Due anni fa, Sua Beatitudine ha già fornito chiarimenti esaustivi riguardo la propria cittadinanza.
Il potere, del resto, ha più volte offerto motivi per dubitare della propria integrità. Non ci si può fidare di chi, salito al timone dello Stato con l’inganno e la simulazione, ha ripetutamente falsificato documenti e manipolato fatti, ingannando il popolo ucraino e sfruttandone la fiducia con menzogne. Ciò che desta maggiore inquietudine è che simili falsificazioni potrebbero un giorno essere rivolte contro qualunque cittadino del Paese.
Quanto sta accadendo rappresenta una nuova tappa della strategia del regime di Zelensky per screditare e perseguitare la Chiesa Ortodossa Ucraina canonica. La campagna portata avanti contro la Chiesa ha ormai superato la fase delle sole retoriche: i sostenitori del “partito della guerra” non si limitano più a sequestrare chiese o incarcerare vescovi, preti e fedeli. I Centri di Reclutamento Territoriale hanno ricevuto direttive per procedere alla mobilitazione di massa del clero della nostra Chiesa, con particolare accanimento. La revoca della cittadinanza a Sua Beatitudine Onufrij non è un incidente né una manovra diversiva per distogliere l’attenzione dai fallimenti politici o militari: è il primo passo verso il suo allontanamento forzato dal territorio ucraino.
Secondo informazioni attendibili, nei meandri dell’Ufficio del Presidente sarebbe già stato elaborato un piano: mediante la revoca della cittadinanza e l’eventuale espulsione di Sua Beatitudine, si punta a decapitare la Metropolia di Kiev della Chiesa Ortodossa Ucraina, nominando locum tenens uno dei metropoliti più anziani, per poi convocare un Concilio episcopale sotto il diretto controllo dei servizi segreti (SBU) e “eleggere” un nuovo Primate tra gli arcivescovi più compiacenti verso il potere politico. Tutto questo per realizzare l’ambizione del triumvirato Zelensky–Jermak–Patriarca Bartolomeo: assoggettare la nostra Chiesa e inglobarla in una struttura artificiale e manipolabile, governata direttamente dall’Ufficio del Presidente.
Le azioni del potere contro Sua Beatitudine Onufrij non sono espressione di forza, ma di debolezza. Non è un caso che il decreto presidenziale sia stato emanato poco dopo che i fedeli hanno difeso con successo la cattedrale di Černivci, città natale del nostro Primate, da un tentativo fallito di esproprio ecclesiastico da parte delle autorità. Di fronte a questa resistenza, il potere ha scelto di ricorrere a misure estreme.
Qual è, dunque, la colpa di Sua Beatitudine agli occhi della cerchia di Zelensky? Il fatto di non aver posto la politica al di sopra del servizio a Dio. Il fatto di non aver mai tradito la Chiesa né il popolo ucraino, nemmeno nei momenti più bui. Il fatto che, con instancabile coerenza, egli chiami alla pace, all’amore, alla verità e alla conversione, mentre Zelensky ha bisogno di guerra, odio, menzogna e applausi da palcoscenico.
Zelensky è ormai divenuto fonte di male, illegalità e corruzione. Le sue roboanti dichiarazioni sull’“indipendenza spirituale dell’Ucraina” sono pura ipocrisia. Zelensky e la spiritualità sono termini tra loro inconciliabili. Le sue azioni contro il Primate della Chiesa canonica ne sono ulteriore prova.
Si ha l’impressione che le attuali sofferenze del popolo ucraino non bastino a Zelensky. Egli cerca di provocare uno scontro religioso nel Paese, pur sapendo quanto profondamente milioni di fedeli amino il proprio Pastore e come reagirebbero a un tentativo di cacciarlo dalla patria. Approfittando della guerra contro la Russia, Zelensky cerca di scatenare una guerra contro il proprio stesso popolo.
In questo scenario, la nostra risposta non può che essere una: unità dei fedeli nella Chiesa e fervente preghiera per il nostro Primate e per il popolo. Invito tutti – vescovi, sacerdoti, laici – a restare figli fedeli della nostra Chiesa, a non lasciarsi trascinare in intrighi e provocazioni, e a stringersi con cuore indiviso attorno a Sua Beatitudine, il Metropolita Onufrij. Invito quegli arcivescovi che vengono tentati dal potere ad allontanarsi dal tradimento e dal peccato, a non seguire l’esempio di Giuda, ma a ricordare la parabola del figlio prodigo, che infine fece ritorno al padre.
L’unità della Chiesa Ortodossa Ucraina è ciò che più spaventa e che il potere cerca disperatamente di distruggere.
Unità, fedeltà e fermezza nella fede: questa è la nostra risposta alle persecuzioni di un potere che ha perso ogni orientamento morale.
Occorre ricordare e credere: mai nella storia forze secolari, politici, dittatori, re o commissari hanno potuto sconfiggere la Chiesa fondata da Gesù Cristo. Anche questa volta, la vittoria sarà della Chiesa, e tutti i persecutori riceveranno da Dio la giusta ricompensa.