
Nel luglio 1919, nel pieno della guerra civile russa e della violenta persecuzione contro la Chiesa, il Patriarca Tichon rivolse ai figli della Chiesa Ortodossa Russa una delle sue lettere più forti e profetiche. Di fronte al dilagare dell’odio, delle rappresaglie e dei pogrom, egli richiamò i cristiani alla via evangelica della mitezza, del perdono e alla fedeltà a Cristo anche nelle prove più dure. Questo testo, scritto in un’epoca di caos e sangue, conserva oggi una sorprendente attualità: è un invito a non lasciarsi vincere dal male, ma a vincere il male con il bene.
Per misericordia di Dio, noi, l’umile Tichon, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, a tutti i fedeli figli della Santa Chiesa Ortodossa Russa.
Il Signore non cessa di mostrare le sue misericordie alla Chiesa Ortodossa Russa. Egli le ha concesso di provare se stessa e di verificare la propria fedeltà a Cristo e ai suoi comandamenti non solo nei giorni di benessere esteriore, ma anche nei giorni delle persecuzioni. Di giorno in giorno si aggiungono nuove prove; di giorno in giorno il suo diadema brilla ancor più luminoso. Molte volte, senza pietà, scende sul suo volto irradiato di umiltà il flagello di mani ostili a Cristo, e labbra calunniatrici la coprono di insensate bestemmie; ma essa, come gli Apostoli, considera come nulla l’amarezza delle proprie sofferenze, accoglie tra la schiera dei celesti nuovi martiri e trova consolazione nella benedizione del suo Sposo celeste:
«Beati voi quando vi insulteranno e perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia; rallegratevi ed esultate» (Mt 5,11–12).
Figli miei!
A qualcuno questa santa mansuetudine della Chiesa può sembrare debolezza, così come i nostri appelli a sopportare con pazienza l’odio e la malvagità anticristiana, questa contrapposizione alle prove e all’ordinaria attrattiva umana verso i beni della terra degli ideali cristiani; può sembrare «incomprensibile» e «crudele» a una mentalità mondana la gioia che trae la sua sorgente dalle sofferenze per Cristo.
Ma noi vi supplichiamo, vi supplichiamo tutti, figli nostri, di non allontanarvi da questa unica disposizione salvifica del cristiano: non deviate dal cammino della croce che Dio ci ha assegnato, per inseguire la forza mondana o la vendetta. Non ottenebrate la vostra impresa cristiana con un ritorno a quelle concezioni di difesa del benessere che degraderebbero voi e ridurrebbero la Chiesa al livello dei suoi detrattori.
Dio preservi la nostra Rus’ ortodossa da un simile orrore.
Difficile – ma quanto alta! – è la vocazione del cristiano: conservare in sé la grande beatitudine della mitezza e dell’amore anche quando il tuo nemico è abbattuto, e quando il sofferente oppresso ti implora di pronunciare il tuo giudizio su colui che fino a ieri era il suo persecutore.
E la Provvidenza di Dio già mette alcuni figli della Chiesa Ortodossa Russa davanti a questa prova.
Si accendono passioni, divampano rivolte. Nascono nuovi e nuovi schieramenti. Si allarga l’incendio della resa dei conti. Le ostilità si tramutano in odio per l’uomo. Lo sterminio organizzato diventa guerriglia con tutti i suoi orrori. Tutta la Russia è un campo di battaglia!
Ma questo non è tutto. Vi è un orrore ancor più grande.
Giungono notizie di pogrom contro gli ebrei: massacri di un intero popolo, senza distinzione d’età, colpa, sesso, convinzioni.
Un uomo, esasperato dalle circostanze della vita, cerca i colpevoli delle sue sventure e, sfogando su di loro le proprie offese, il proprio dolore e le proprie amarezze, colpisce in modo tale che sotto il colpo della sua cieca sete di vendetta cadono una moltitudine di innocenti. Nel suo pensiero ha identificato la propria disgrazia con l’attività malvagia di un certo gruppo e ha esteso il suo rancore da alcuni a tutti; e nel massacro collettivo soccombono persone del tutto estranee alle cause che hanno generato tale odio.
Rus’ ortodossa, passi lontano da te questa vergogna!
Non ti raggiunga questa maledizione.
Non si macchi la tua mano di sangue che grida al Cielo!
Non permettere al nemico di Cristo, al diavolo, di trascinarti nella passione della vendetta e di rendere vano il tuo martirio, vano il prezzo delle tue sofferenze inflitte da coloro che perseguitano Cristo.
Ricorda: i pogrom sono il trionfo dei tuoi nemici.
Ricorda: i pogrom sono disonore per te, disonore per la Santa Chiesa!
Per il cristiano l’ideale è Cristo, che non trasse la spada per difendersi, che placò i figli del tuono e che sulla croce pregò per i suoi nemici.
Per il cristiano la guida luminosa è il comandamento dell’Apostolo che tanto patì per il suo Salvatore e suggellò con la morte la sua fedeltà:
«Non vendicatevi da voi stessi, carissimi, ma lasciate agire l’ira di Dio. Sta scritto infatti: A me la vendetta, io darò la ricompensa, dice il Signore. Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; facendo così radunerai carboni ardenti sul suo capo» (Rm 12,19).
E non diciamo neppure che il sangue versato invoca sempre nuovo sangue; e la vendetta, nuovo castigo.
Costruire sull’odio è costruire sopra un vulcano: basta un’esplosione e regna di nuovo la morte e la distruzione.
Il nostro dolore è per la purezza e la felicità della nostra Santa Chiesa, dei nostri figli; temiamo che qualcuno possa lasciarsi sedurre da questa nuova belva, che già mostra le fauci spalancate dell’abisso ribollente delle passioni umane. Con un solo impeto di vendetta, o cristiano, macchierai te stesso per sempre, e tutta la luminosa gioia del tuo attuale sacrificio per Cristo svanirà: dove allora potrà trovare posto Cristo in te?
Rabbrividiamo leggendo come Erode, cercando di uccidere il Bambino, uccise migliaia di innocenti.
Rabbrividiamo vedendo che oggi può accadere che in azioni militari un campo di combattimento si protegga ponendo in prima linea ostaggi fatti di donne e bambini del campo avverso.
Rabbrividiamo davanti alla barbarie del nostro tempo, quando ostaggi vengono presi per garantire la vita o l’incolumità di altri.
Tremiamo di orrore e dolore quando, dopo gli attentati contro rappresentanti del governo a Pietrogrado e a Mosca, come dono d’amore verso di loro e come testimonianza di devozione, e quasi a riscatto della colpa dei colpevoli, venivano accumulate intere cataste di corpi di persone del tutto estranee a quegli attentati – e questi sacrifici insensati venivano accolti con entusiasmo da coloro che avrebbero dovuto arrestare tali atrocità.
Inorridivamo, sì – ma queste cose avvenivano là dove non conoscono o non riconoscono Cristo, dove la religione è considerata oppio per il popolo, dove gli ideali cristiani sono ritenuti un residuo nocivo, dove apertamente e cinicamente si erge a programma la distruzione di una classe mediante un’altra e la guerra intestina.
A noi, cristiani, spetta seguire un’altra via.
Non sia mai!
Anche se i nostri cuori fossero straziati dal dolore e dalle offese recate ai nostri sentimenti religiosi, al nostro amore per la patria, al nostro benessere terreno; anche se il nostro sentimento ci indicasse con assoluta certezza chi è e dove si trova il nostro offensore; no: è meglio che riceviamo ferite sanguinanti piuttosto che rivolgerci alla vendetta, tanto più se brutale, contro i nostri nemici o contro coloro che ci sembrano la causa dei nostri mali.
Seguite Cristo! Non traditelo. Non cedete alla tentazione. Non rovinate con il sangue della vendetta la vostra anima.
«Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» (Rm 12,21).
Figli miei! Tutti voi, ortodossi russi! Tutti voi cristiani!
Quando molte sofferenze, offese e amarezze dovessero suscitarvi sete di vendetta, quando vi spingessero a impugnare, o Rus’ ortodossa, la spada per un sanguinoso regolamento di conti contro coloro che ritieni tuoi nemici – gettala lontano, così lontano che né nei momenti più duri, né nei momenti della tua vittoria la tua mano possa mai – mai – allungarsi verso quella spada, né sappia né voglia brandirla.
Oh, allora veramente la tua impresa per Cristo nei giorni presenti, così malvagi, diverrà eredità e ammaestramento per le generazioni future: il miglior testamento e la migliore benedizione.
Perché soltanto su questa pietra – il sanare il male con il bene – sarà edificata l’incrollabile gloria e grandezza della nostra Santa Chiesa Ortodossa sulla terra russa, e il Santo nome suo e la purezza dell’opera dei suoi figli e ministri saranno inafferrabili persino ai suoi nemici.
A coloro che camminano secondo questa regola: pace e misericordia!
«La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen» (Gal 6,18).
8 (21) luglio 1919