
Il 21 (8) novembre la Chiesa celebra la Sinassi dell’Arcistratega Michele e di tutte le Potenze Celesti incorporee, una delle feste più amate dal popolo cristiano. In questo giorno volgiamo lo sguardo a coloro che vivono nella piena trasparenza alla luce divina: gli angeli, servitori fedeli di Dio e custodi discreti dell’umanità. Tra tutti, l’Arcistratega Michele ha un ruolo particolare: difensore della verità divina, protettore dei credenti, testimone vivente della parola che riassume la sua missione – «Nessuno è come Dio».In vista della festa, proponiamo ai lettori un brano di grande intensità spirituale del metropolita Antonij di Surož, che ci introduce nel mistero dei nomi, della vocazione degli angeli e della loro santità luminosa. Un testo che prepara il cuore a celebrare questo santo giorno con gratitudine e stupore.
C’è un passo nel libro dell’Apocalisse in cui il veggente Giovanni ci racconta che, quando verrà il tempo e saremo tutti nel Regno di Dio, ciascuno riceverà un nome misterioso, conosciuto solo da Dio che lo dona, e da colui che lo riceve. Questo nome racchiude in sé tutto il segreto della persona; in esso è detto tutto di lei. Nessuno può conoscerlo, tranne Dio e colui al quale è dato, perché esso determina l’unico, irripetibile rapporto che esiste tra Dio e la Sua creatura – ciascuna creatura, unica ai Suoi occhi.
Portiamo i nomi dei santi che hanno vissuto sulla terra il proprio destino e lo hanno compiuto; siamo a loro dedicati, così come i templi sono consacrati a questo o a quel santo; e dovremmo riflettere sia sul significato del loro nome, sia sulla loro persona, così come ci è accessibile attraverso la loro vita. Essi non sono soltanto nostri intercessori, difensori e protettori; in un certo senso sono anche l’immagine di ciò che potremmo diventare. Non si può ripetere la vita di nessuno; ma è possibile imparare, dalla vita di un altro – santo o persino peccatore –, a vivere in modo più degno di noi stessi e più degno di Dio.
Oggi celebriamo la festa e la memoria dell’Arcistratega Michele, circondato dagli Angeli del Signore. Gli angeli sono messaggeri: l’angelo è colui che il Signore può inviare con un compito e che lo porterà a termine completamente, fino in fondo. Può sembrare strano che un intero ordine di creature divine venga chiamato con un nome che indica la loro funzione, il loro servizio, quasi che in loro non vi fosse nient’altro. E infatti è proprio così: in questo consiste la loro santità. Purificati, irradianti della luce di Dio – come dicono Gregorio Palamas e i nostri libri liturgici –, essi sono consigli secondi, riflessi della luce eterna del Divino. In loro non vi è quell’opacità, quella zona d’ombra che permette a noi di essere chiamati per nome, e il nostro nome è la definizione del nostro posto nella creazione del Signore. Gli angeli sono “luci seconde”. Che cosa significa?
Significa che una certa luce divina passa attraverso di loro senza ostacolo, liberamente, come un fiume impetuoso; ma non scorre in loro come in una canalizzazione vuota o attraverso un vetro inerte. Essa scorre, scintilla, risplende, e acquista splendore quando cade su una pietra preziosa, penetra nel suo cuore e da lì sgorga un bagliore che si irradia tutt’intorno, illuminando e talvolta accecando con la sua bellezza.
Questo è l’immagine della vera santità, ed è in questo senso che essi sono realmente Angeli: noi li riconosciamo e li percepiamo soltanto come irradiazione della luce divina, una luce non diminuita né oscurata, ma anzi accresciuta e generatrice di gioia, portatrice di vita. Mentre l’essenza del loro essere e la sostanza della loro santità rimangono un mistero tra loro e Dio, che solo conosce le profondità delle Sue creature.
La loro santità personale ci è rivelata anche dal nome particolare con cui ciascuno di essi è chiamato. Alcuni di questi nomi sono entrati nella Sacra Scrittura, sono stati manifestati all’esperienza della Chiesa e ci mostrano in che cosa consista la loro santità propria. L’Arcistratega delle Potenze Celesti, al quale molti tra noi qui presenti e molti nella terra di Russia sono dedicati, è chiamato Michele. “Michele” è una parola ebraica e significa “Nessuno è come Dio”; e questa parola esprime tutto il suo atteggiamento quando Lucifero si levò contro Dio, desiderando affermare se stesso in una certa autonomia e indipendenza, sia pure creaturale. Allora il grande Arcangelo Michele si alzò e pronunciò questa sola parola, che definì per lui ogni cosa: “Nessuno è come Dio”. Questa parola lo stabilì in una relazione con Dio tale da farne il custode delle porte del Paradiso. “Nessuno è come Dio”: in essa si è espresso tutto il sapere del grande Arcangelo riguardo al suo Signore. Egli non Lo descrive, non Lo spiega – si leva e rende testimonianza. In questo consiste la sua partecipazione allo splendore della Divinità, e questa è la misura nella quale egli manifesta tale splendore e ci apre la via al mistero del Signore con la sua parola e con quel nome che esprime tutta la sua esperienza dell’inconoscibile Dio.
Metropolita Antonij di Surož
Degli Angeli e dei nomi. Festa dell’Arcistratega Michele e delle Potenze Celesti. Parte I