Sabato dei defunti prima della Trinità (Archimandrita Kirill Pavlov)

Archimandrita Kirill Pavlov (08.10.1919–20.02.2017)

Fonte: https://stsl.ru/news/all/v-troitskuyu-roditelskuyu-subbotu

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

Cari fratelli e sorelle in Cristo, mentre oggi commemoriamo i nostri parenti defunti in Cristo, è opportuno che parliamo per la nostra edificazione di una questione che è importante per ogni persona: la questione della vita futura dopo la morte. La questione dell’aldilà, volente o nolente, fa riflettere ogni persona credente, sia essa di orientamento religioso o indifferente. Tutti si preoccupano di come vivremo dopo la morte, di come sarà costruita la nostra vita futura e di cosa sarà.

La vita che viviamo sulla terra è fragile e vana. Il corso buono, limpido e gioioso della vita è spesso oscurato da dolori e disgrazie inaspettate. La nostra felicità sulla terra è inaffidabile, le nostre gioie si mescolano ai dolori: dalla ricchezza alla povertà, dalla salute alla malattia, e la nostra stessa vita può finire inaspettatamente con la morte. E tutto questo è così incontenibile e passeggero, che non ci si accorge nemmeno di come passano i giorni che ci vengono dati qui. E l’uomo è triste quando vede l’instabilità e l’incostanza dei beni terreni. Ma è ancora più triste quando è inconsolabile.

Dove possiamo trovare conforto, se non nella ferma speranza che la vita presente non finisce ancora con la morte, che dobbiamo aspettare una nuova, futura, eterna vita dopo la morte? San Paolo, parlando di questo, si rivolge ai cristiani con queste parole: “Non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui” (1Tes 4,13-14).

Per il credente, la speranza della vita futura, l’attesa di essa, è la fonte del vero conforto e della consolazione in tutte le tribolazioni della vita terrena. Solo chi non trova conforto nella speranza di continuare la propria vita dopo la morte si lamenta, si addolora e talvolta si dispera completamente e non trova conforto in nulla.

Perciò il pensiero del nostro destino nella vita futura dovrebbe occupare il nostro cuore e la nostra mente più di ogni altra cosa. Ma purtroppo ai nostri giorni, a causa dell’influenza del falso spirito del tempo, ci sono molte persone che negano completamente la vita futura dopo la morte ed è chiaro quale destino li attende a causa di questa negazione. Questi miscredenti o sono disperati della vita terrena e non ne vedono il senso, oppure vivono solo una vita umile e animale, aggrappandosi alla regola epicurea: mangiamo e beviamo, perché domani moriremo! Il dominio delle passioni sensuali-animali e del potere materiale bruto, la soppressione di tutto ciò che è spirituale, morale – ecco a cosa porta il rifiuto della fede nella vita futura.

Ma c’è un altro tipo di persone, che non negano la vita futura, ma sono molto indifferenti alla loro vita ultraterrena e non ci pensano affatto. Sicuramente entreranno nella vita futura, ma la loro fede è così debole che questo argomento così importante non turba il loro cuore e a volte lo ricordano appena. Credono che l’anima sia immortale, credono che ognuno riceverà una ricompensa: la beatitudine o il tormento eterno, ma non pensano a cosa significhi essere nella beatitudine o nei tormenti eterni, che sono terribili e non si placano mai, nemmeno per un momento.

Qui non c’è la vita futura, non è ancora arrivata come beatitudine e tormenti futuri, ma c’è la vita presente, con i suoi piaceri e i suoi dispiaceri, e per questo mette così facilmente in ombra l’intangibile futuro, e per questo tante persone rimangono indifferenti a una questione così importante per la vita morale.

Le ragioni dell’indifferenza alla fede nella vita futura sono varie: un eccessivo attaccamento al mondo e ai suoi beni, la schiavitù di alcuni peccati o vizi. Ma la Santa Chiesa, prendendosi cura dei nostri parenti defunti e di noi, risveglia la fede in noi con speciali servizi pubblici. Oggi è sabato, vigilia della festa della Trinità. E siamo riuniti con voi per il seguente motivo: il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo è sceso sugli Apostoli e su tutta la Chiesa di Cristo, e il giorno di Pentecoste essi chiedono al Signore la grazia del Santo e Benedetto Spirito Consolatore sia per loro stessi che per i defunti. Per questo motivo la Chiesa ha stabilito una preghiera per loro alla vigilia, il sabato e il giorno stesso della festa, affinché in questi giorni il Signore sia particolarmente benevolo con tutti, anche con coloro che si trovano all’inferno. Il Signore è il Dio dei vivi e tutti sono vivi con lui. Ma non c’è uomo che sia vissuto e non abbia peccato, e quindi la morte ci trova in debito con Dio. E l’essere umano può compiere buone azioni solo durante la sua vita terrena, ma dopo la tomba non può fare nulla per migliorare la sua situazione. Perciò, in obbedienza al comandamento di Cristo di amare il prossimo, preghiamo per il perdono dei peccati di tutti coloro che sono passati a miglior vita nella fede. E numerosi esempi testimoniano innegabilmente l’utilità e la necessità di queste preghiere.

Insieme con i santi dona riposo, o Cristo, alle anime dei tuoi servi, dove non c’è dolore, né tristezza, né gemito, ma vita senza fine.

Archimandrita Kirill Pavlov


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