
“La Croce è la custode di tutto l’universo, la Croce è la bellezza della Chiesa, la Croce è la conferma dei fedeli, la Croce è la gloria degli angeli e la piaga dei demoni” (Servizio per l’esaltazione dell’onorevole e vivificante Croce del Signore, Luminario).
Cari fratelli e sorelle in Cristo, oggi la Santa Chiesa glorifica la potenza della Croce vivificante del Signore e allo stesso tempo ricorda la sofferenza di Cristo sulla Croce. L’occasione per l’istituzione di questa festa è stato l’evento straordinario della manifestazione miracolosa agli abitanti della capitale dello Stato greco dell’albero della Croce vivificante del Signore.
A Costantinopoli scoppiò una grande pestilenza che uccideva migliaia di persone ogni giorno. Allora gli abitanti della città si rivolsero a Dio con la preghiera e a questa aggiunsero una processione per le strade della città con il legno della croce vivificante del Signore, cospargendo tutte le case e le strade con l’acqua santa. Al termine della processione la pestilenza cessò immediatamente. In ricordo di questo evento miracoloso fu stabilito che il 1° agosto si celebrasse la glorificazione della croce del Signore. A questo evento se ne aggiunsero altri, segnati dall’apparizione miracolosa della potenza di Dio: la vittoria dell’esercito greco sui Saraceni e dell’esercito russo sui Bulgari del Volga-Kama. Anche questi eventi si verificarono il 1° agosto (1164) grazie al potere della croce vivificante e alle preghiere della Purissima Madre di Dio (Nel 1164 il santo principe Andrej Bogoljubskij ottenne una vittoria in battaglia contro i bulgari del Volga-Kama. Prima della battaglia pregò davanti all’icona di Vladimir della Madre di Dio e davanti alla Croce d’Onore, e dopo la vittoria, tornato sul campo di battaglia, insieme al suo esercito offrì ringraziamenti e lodi al Signore Gesù Cristo e alla Santissima Madre di Dio. In quell’ora furono visibili a tutti due fasci di fuoco che, emanando dai santuari, illuminarono l’esercito russo. In ricordo di questo miracolo fu istituita la festa del Salvatore Misericordioso il 1° agosto, per accordo del principe Andrej Bogoljubskij con l’imperatore bizantino Manuele, che nello stesso giorno vide nel cielo il segno luminoso della croce e sconfisse i Saraceni). Ricordando e glorificando la potenza della Croce vivificante del Signore, la Chiesa ricorda insieme anche le sofferenze di Cristo.
Nel Vangelo di oggi avete ascoltato un resoconto commovente delle ultime ore e degli ultimi minuti della vita terrena di Cristo Salvatore. Il più sacro dei santi, l’impenitente, si reca dal pagano Pilato, umiliato e insultato dalla folla furiosa che si accalcava intorno a Lui. Con rabbia e amarezza, i capi dei sacerdoti, gli scribi, gli anziani e tutto il popolo ebraico chiedono per l’Immortale una morte vergognosa: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” (Gv 19, 6). Pilato, un pagano che non conosceva la dottrina divina, spinto da un senso di giustizia, cerca di liberarlo: “Prendetelo voi e crocifiggetelo, perché non trovo in Lui alcuna colpa” (Gv 19, 6). Ma le minacce – “Se lo liberi, non sei amico di Cesare” (Gv 19, 12) – costringono Pilato a consegnare il Signore nelle mani dei suoi nemici per essere crocifisso. Dopo molte altre sofferenze e umiliazioni, il Signore innocente sale sul Golgota portando una pesante croce, viene inchiodato alla croce e abbandona il suo spirito appeso in mezzo a due briganti.
Che terribile umiliazione, che morte orribile! Perché questo terribile sacrificio? “Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità… per le sue piaghe noi siamo stati guariti.”, dice il santo profeta Isaia (Isaia 53:5). Al momento della venuta del Salvatore sulla terra, l’intero genere umano era nel peccato; gli uomini avevano dimenticato Dio, avevano dimenticato la sua legge divina; persino il popolo ebraico, scelto da Dio, aveva pervertito e dimenticato la legge. Tutti peccavano, tutti trasgredivano i comandamenti di Dio e quindi meritavano la dannazione eterna e la morte. Dio è onnibenevolo e misericordioso, ma è anche infinitamente giusto. La verità divina è stata oltraggiata dall’ingiustizia umana, dai peccati umani. Era necessario soddisfare questa santa verità. Ma chi degli uomini potrebbe intercedere davanti alla giustizia di Dio, quando ogni uomo è infetto dal peccato? Inoltre, le trasgressioni degli uomini sono grandi e il sacrificio per loro deve essere il più grande. Il Figlio di Dio è diventato un sacrificio supremo. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3:16). Grazie alla morte del Salvatore sulla croce siamo stati riscattati dal peccato, dalla dannazione e dalla morte. Sulla croce è stato versato il sangue degli innocenti, affinché i colpevoli potessero sfuggire all’ira di Dio che meritavano. Quale inesprimibile misericordia, quale bontà di Dio si estende dalla croce al genere umano peccatore! Cristo è morto per i nostri peccati (1 Cor 15,3). I peccati di tutto il mondo sono inchiodati alla croce.
Colui che è salito sulla croce e ha versato il suo sangue puro è diventato l’eterno intercessore per noi presso Dio Padre. Le sue mani ferite ora abbracciano amorevolmente l’intera razza umana e guidano tutti coloro che desiderano venire al Padre. Ciò che separava il Creatore dalla creatura, i figli disobbedienti degli uomini, è stato distrutto dal sacrificio del Calvario. E la croce, vergognoso strumento di pena capitale, è diventata per i credenti lo strumento più prezioso e onorevole per combattere i nemici delle nostre anime. Eretta sul Golgota, risplende luminosa su tutta la terra, riscaldando con i suoi raggi i cuori degli uomini diventati freddi e induriti. Venite, voi tutti che siete in lutto, a questa croce, guardatela e troverete riposo per le vostre anime (Matteo 11:29). Come il serpente di ottone eretto da Mosè guariva coloro che erano feriti dai serpenti quando lo guardavano, così la croce di Cristo dona la guarigione alle nostre anime quando ci avviciniamo ad essa e preghiamo davanti ad essa con amore.
San Cirillo di Gerusalemme dice: “La croce è una grande protezione, data ai poveri come dono e ai deboli senza fatica, la grazia di Dio, un segno per i fedeli e un timore per gli spiriti maligni. Segnandoci con la croce, ci abbandoniamo alla guida del Signore stesso e, come uno scudo, ci proteggiamo dalle astuzie e dalle potenze del nemico”. Così, ad esempio, nel “Prato spirituale” si racconta quanto segue. Un povero cristiano, non avendo nulla per pagare il debito con il suo creditore, chiese a un ebreo di dargli del veleno. Per tre volte lo prese, ma il veleno non funzionò, perché ogni volta il cristiano segnava il recipiente del veleno con il segno della croce. Altri esempi: un certo pastore di pecore stava morendo per il morso di un serpente; quando un altro pio anziano versò dell’acqua in croce nella bocca del moribondo, con l’invocazione della Santissima Trinità e del Grande Martire Giorgio, il pastore guarì. Un giorno il demonio assalì san Cipriano, cominciando a picchiarlo e a strangolarlo. Cipriano non poteva difendersi da lui, così alzò la mano e si fece il segno della croce. Il diavolo immediatamente, come una freccia, gli rimbalzò addosso, poi, come un leone, ruggì e scomparve. Questo è il potere del segno della croce, che dobbiamo fare con riverenza e con la memoria viva del Salvatore del mondo crocifisso sulla croce.
Quando ci segniamo con il segno della croce, ci rivestiamo della potenza divina, che in questo momento ci avvolge e ci protegge da ogni male. È per questo che nasciamo con una croce, con una croce sul petto e tra le mani navighiamo nel mare tempestoso dei problemi del mondo e con una croce veniamo accompagnati al nostro luogo di riposo finale, quando una croce sarà posta sulla nostra tomba come segno della nostra salvezza.
Mentre oggi veneriamo la croce vivificante del Signore, custodiamola con amore sincero e devozione filiale al Signore, credendo che Cristo crocifisso su di essa non era un semplice uomo, ma l’Uomo-Dio.
Con timore e tremore ognuno si avvicini alla croce e glorifichi il Signore con le labbra, gridando dal profondo dell’anima: “Alla tua croce ci inchiniamo, o Signore, e la tua santa risurrezione glorifichiamo” (Troparion per l’adorazione della Santa Croce). Amen.
1 (14) agosto 1963.
Fonte: Archimandrita Kirill (Pavlov) – Sermoni (Lavra della Santissima Trinità Sergio, 2006)