
Il racconto dei sette dormienti di Efeso giunge a noi grazie a Gregorio di Tours che apprese della storia da un’omelia di Giacomo di Sarug, ma anche grazie a Jacopo di Varazze e alla sua Legenda Aurea e a Paolo diacono e alla sua Historia Longobardorum. La storia dei sette dormienti di Efeso era tuttavia già nota da almeno un secolo nel Medio Oriente, come testimoniato da antichi manoscritti in greco, latino, siriaco, aramaico e copto. La prima narrazione greca è ascritta a Simeone Metafraste (X secolo) che scrisse una Vita dei Santi e collocò la festa dei Sette nel mese di luglio. In Russia la leggenda fu conosciuta all’inizio del XII secolo, quando l’igumeno Daniil tornò dopo aver veduto le reliquie dei Sette in Terra Santa.
La tradizione cristiana e queste versioni narrano che verso il 250 l’Imperatore Decio, implacabile persecutore dei cristiani, che visitava la città di Efeso condannò per la loro fede sette giovani cristiani: Massimiano, Malco, Marciano, Dionisio, Giovanni, Serapione e Costantino. Ai sette però venne dato tempo fino al ritorno dell’imperatore per ravvedersi e sacrificare agli dei ed evitare quindi la pena capitale. I sette giovani per non apostatare vendettero i loro beni e si rifugiarono in una grotta del monte Celion. Al suo ritorno Decio seppe della fuga e della latitanza sul monte Celion e comandò che l’ingresso della grotta, dove si rifugiavano i sette fratelli, fosse murata per lasciarli morire di fame e di stenti. Ai sette giovani non restò che stendersi a terra e addormentarsi per attendere la morte. Ma il sonno che li colse era miracoloso e i giovani si risvegliarono quasi due secoli dopo quando regnante l’imperatore Teodosio II, Efeso era una delle più grandi città cristiane. Il giovane Malco che era sceso ad Efeso per comprare del pane svelò la presenza dei fratelli pagando con delle monete che riportavano l’effige dell’imperatore Decio; in breve Efeso fu in subbuglio e così il Vescovo e i suoi concittadini corsero sul monte Celion per verificare l’accaduto, e accertato il miracolo ascoltarono la testimonianza sulla resurrezione dei sette fratelli che subito dopo tornarono al loro sonno. L’imperatore Teodosio II si avvalse di questa miracolosa testimonianza per combattere gli eretici che negavano la resurrezione e dispose personalmente che i sette dormienti venissero sepolti con tutti gli onori.
La storia dei Sette dormienti di Efeso per secoli ha segnato la fede cristiana e ha colpito la fantasia popolare e quella di numerosi scrittori. Può questa vicenda miracolosa dire ancora qualcosa agli uomini del XXI secolo? La risposta è senza dubbio “sì”, anche gli uomini di questo nostro tempo con le loro certezze scientifiche e la loro vita “di corsa” che riduce le ore di sonno possono imparare qualcosa dal sonno miracoloso dei sette fratelli di Efeso.
Il racconto dei sette dormienti di Efeso è un modo di riportare al centro della vita degli uomini l’evento cosmico della Resurrezione del Cristo e la verità di fede della resurrezione dei morti nell’ultimo giorno. Tutta la simbologia del racconto riconduce al tema della Resurrezione: Efeso è la città dove si addormenta e compie il suo beato transito la Madre di Dio (Η Κοίμησις τῆς Ὑπεραγίας Θεοτόκου) ma è anche la città dove si addormentano nel Signore il beato apostolo Giovanni e Maria Maddalena, primi testimoni della Resurrezione. I credenti non muoiono ma si addormentano nel Signore in attesa di essere restituiti alla vita nel giorno della gloriosa Parousia del Risorto; come il Risorto i credenti sconfiggeranno definitivamente la morte e ciò è ben simbolizzato dai dormienti di Efeso che riemergono dalle viscere del monte Celion proprio come Giona dal ventre della balena, simboli entrambi della discesa agli inferi del Cristo: «Un tempo la terra teneva noi tutti inghiottiti nelle profondità degli inferi; per questo il Signore nostro non è sceso solo fino alla terra, ma fino nelle profondità della terra (cfr. Ef 4,9), e là ci ha trovati inghiottiti e seduti nell’ombra della morte (cfr. Lc 1,79); e tirandoci fuori ci prepara un posto, non sulla terra, per timore che siamo ancora inghiottiti, ma ci prepara un posto nel regno dei cieli» (Origene, Omelie sull’Esodo 6,6).
Non è, infine, un caso che i fratelli di Efeso siano sette. Sette nella Scrittura è simbolo della perfezione di Dio, della pienezza, della completezza: c’è dunque un progetto di salvezza universale per tutti gli uomini di ogni luogo ma anche di ogni tempo.
Secondo la versione di Gregorio di Tours Massimiano, uno dei sette dormienti, così si rivolse all’imperatore Teodosio II: «Credici, è per causa tua che il Signore ci ha resuscitati proprio alla vigilia della festa della Resurrezione, e credi che la resurrezione dei morti è una verità. In verità noi siamo risorti e viviamo, e come un bambino sta nell’utero della madre senza sentire urti, cosi anche noi fummo vivi, giacendo addormentati, senza sentire alcuno stimolo». Sì, i sette dormienti di Efeso ci rammentano che la resurrezione dei morti è una verità di fede, a dire il vero troppo spesso dimenticata, e fanno risuonare ancora oggi il Kerygma per gli uomini dei nostri tempi: «ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo» (2Tm 2,8).
