
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Oggi Cristo ci dà, o meglio ci ricorda, due comandamenti fondamentali: amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze (cioè con tutta la forza e la capacità di amare che ci è stata data) e amare il prossimo come noi stessi.
Quando sentiamo la parola comandamento, la intendiamo sempre come un ordine che dobbiamo eseguire, e se non lo facciamo, saremo ritenuti responsabili, seguirà una punizione: ma la parola ha un significato più ampio. Significa la volontà di Dio nei nostri confronti, quando, creandoci, ci ha dato la libertà, la capacità di stare in piedi da soli, ci ha dato il potere di scelta e la facoltà di seguire la nostra vocazione o di allontanarcene. Quindi, non è un comando di Dio: è come un precetto o un testamento nel senso in cui un uomo, quando muore, lascia un testamento che i suoi eredi devono eseguire.
Vorrei avere il desiderio di amare Dio con la mente, con il cuore e con tutta la forza d’amore che posso trovare in me! …. Ma so che non aspiro nemmeno ad amarlo con tale perfezione, con tale pienezza di dedizione. Quanto è strano e quanto è triste essere amati come ci ama Dio e rispondere con un cuore doppio….. Egli ci ama così tanto da darci la Sua vita, e corre il rischio perché ci dona il Suo amore, sapendo che potrebbe essere rifiutato. E tutti noi sappiamo cosa significa aprire il proprio cuore a qualcuno ed essere rifiutati: non ho bisogno di te; forse mi ami, ma a me cosa importa! Voglio essere libera, voglio essere me stesso, non ho bisogno del tuo amore…..
Possiamo conoscere la misura dell’amore di Dio per noi anche dal dono che ci ha fatto in Cristo: si è fatto uomo, è diventato uno di noi, ci chiama fratelli e sorelle, dà la vita per noi! Se qualcuno desse la vita per un amico, per una persona profondamente amata sarebbe normale ma se facesse lo stesso per una persona che non è nemmeno consapevole di questo sacrificio, rimarremmo perplessi e scioccati, ci fermeremmo a pensare, ci interrogheremmo: Come è possibile che io non abbia nulla, che non ci sia nulla in me per rispondere al dono di Cristo – a ciò che non solo viene offerto, ma viene dato a un tale costo! Eppure io so che è così; e penso che non ci sia nessuno tra noi che non si renda conto che non si sforza nemmeno di amare veramente Dio con tutta la sua mente, con tutto il suo cuore, con tutta la forza dell’amore, con tutta la potenza di cui dispone!
E poi ci viene data una parola, un monito da San Giovanni il Teologo in una delle sue Lettere: se qualcuno dice che amo Dio, ma non ama il suo prossimo, sta mentendo; perché come può parlare di amare Dio che è invisibile, intangibile, quando non è nemmeno in grado di amare il suo prossimo, che è concreto, tangibile, il cui bisogno grida a lui, il cui amore è offerto, a volte così generosamente, a volte così timidamente?
Ed ecco il secondo comandamento di Cristo, la seconda parola di vita che ci offre: se vuoi imparare ad amare Dio, almeno in modo rudimentale, impara ad amare il tuo prossimo. Ma come? Subito, nella nostra arroganza, pensiamo a come amare il prossimo in modo generoso, eroico, sacrificale: Cristo dice: Ama il prossimo tuo come te stesso. Che cosa significa?
Prima di tutto, al livello materiale più semplice, significa che qualsiasi cosa abbiate, qualsiasi cosa prendiate dalla vita, fate in modo che una persona, una sola persona, riceva da voi tanto quanto voi prendete dalla vita… E questo può portarci molto, molto lontano, perché noi non facciamo nulla del genere. Se pensiamo a quanto prendiamo, e prendiamo, e prendiamo, e prendiamo, e chiediamo, e chiediamo ancora, e poi diciamo: Ok! Ogni mia richiesta è una richiesta del mio prossimo; tutto ciò che prendo deve essere dato nella stessa misura al mio prossimo, almeno a una persona! – Come sarebbe generosa la vita! E se impariamo questo, è molto probabile che impareremo anche ad amare Dio.
E il Vangelo di oggi ci istruisce su questo: amare il prossimo, amare anche il più caro dei vicini con tutto il cuore, con generosità verso di me (e verso ciascuno di noi) è ostacolato dalla mia concentrazione su me stesso. Non c’è altro modo per imparare ad amare qualcuno se non quello di distaccarci da noi stessi.
Ed è proprio questo che Cristo dice: allontanati da te stesso! Allontanarsi da se stessi significa proprio questo: invece di vivere per se stessi, di non guardare a nient’altro, di non concentrarsi su nient’altro – allontanarsi e vedere quanto è ampia la vita, quanto è profonda, quanto è ricca! Allontanatevi da voi stessi e guardate; guardate i volti umani, guardate le circostanze umane: guardate i bisogni umani, guardate la gioia umana! Guardate e vedete! – E staccatevi da voi stessi. E allora sarete in grado di vedere gli altri come sono, di vedere il loro bisogno, di vedere la loro fame, la loro gioia, la loro povertà – e allora sarete in grado di dare, di dare. All’inizio un po’: e poi più darete, più sarete capaci di dare, e di amare, come amate voi stessi, con la stessa misura. Ognuno di noi desidera la pienezza della vita, la realizzazione, il miracolo della vita: diamola all’altro!
E quando impariamo ad allontanarci da noi stessi per dare agli altri, scopriremo che il nostro cuore è diventato capace di rivolgersi a Dio apertamente, con amore, con gratitudine, con gioia!
Questo è l’inizio: questo comandamento di Cristo di amare il prossimo come se stessi è dato ai più deboli tra noi, perché ognuno di noi, alla fine, non ama nessuno meglio di quanto ami se stesso. Ecco quindi la misura più semplice. Sappiamo cosa dobbiamo fare! Sappiamo come, quanto, con quale pienezza – quindi facciamolo! E allora, liberati dalla schiavitù, dalla schiavitù di noi stessi, vedremo quanto è largo il nostro cuore, quanto e quanti possiamo amare, e come possiamo cominciare ad amare Dio veramente, con tutta la nostra mente, con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra forza di amare nella nostra fragilità. Perché non è la forza l’essenza dell’amore, ma la fragilità, la vulnerabilità di chi si dona generosamente, timidamente, gioiosamente. Amen.
