
L’archimandrita Iliya (Reizmir), è nato nel 1944 e appartiene alla comunità della Lavra della Trinità-San Sergio. E’ membro della Conferenza intersinodale della Chiesa ortodossa russa e della sua Commissione sull’organizzazione della vita dei monasteri e del monachesimo.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna.
Cari fratelli e sorelle! Questa domenica è chiamata la Domenica prima dell’Esaltazione, e oggi leggeremo il Vangelo sull’amore infinito di Dio per il mondo che perisce, per la razza umana, e sull’invio del Salvatore, l’unico Figlio di Dio.
“Nessuno è salito al cielo”, dice il Signore, “se non il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo, che è nei cieli. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell’uomo, affinché chiunque creda in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio infatti non ha mandato il suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
Prima della venuta di Cristo Salvatore nel mondo, delle sue sofferenze, della sua morte e della sua risurrezione, nessun uomo era mai salito in cielo, tranne Gesù Cristo, che è disceso dal cielo e che per la sua divinità è sempre stato in cielo. Il peccato impediva a qualsiasi uomo di salire al cielo puro, santo e giusto, dove si trova il trono del Signore Dio Onnipotente, e per il peccato il sacrificio della croce non era ancora stato offerto dall’inizio del mondo fino alla venuta del Figlio di Dio sulla terra per redimere il mondo dal peccato, per riconciliare gli uomini a Dio, per purificare e santificare coloro che credono in Lui e per aprire il cielo che era stato sigillato dal giusto giudizio di Dio. Il cielo non era accessibile a nessuno dei popoli dell’Antico Testamento, nemmeno ai giusti. È diventato accessibile ai giusti e ai peccatori pentiti solo dopo la morte del Figlio di Dio sulla croce per noi, per i nostri peccati. Il Signore stesso ha detto: “D’ora in poi vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere verso il Figlio dell’uomo”. Questo mistero, questa lieta novella che il cielo è ora aperto per noi, ci viene proclamata ogni giorno con l’apertura delle porte reali ai Grandi Vespri, ai Vespri di tutta la notte e soprattutto durante la Liturgia – al Piccolo e Grande Ingresso e all’uscita dei santi doni per la comunione. Il regno celeste, il paradiso, è tornato ad essere accessibile, aperto a tutti i credenti, e tutti coloro che sono giustificati dal sangue puro e dalla grazia del Figlio di Dio vi entrano liberamente dopo la morte.
Ma cercate, cari fratelli e sorelle, di entrarvi con la fede, il pentimento e le buone azioni. Non c’è più un cherubino con una spada fiammeggiante alla porta del paradiso, che ne vieta l’ingresso. E quante persone sono entrate in paradiso dalla morte e risurrezione del Figlio di Dio a oggi! Innumerevoli. E anche noi seguiremo il loro esempio e ci andremo. È necessario andare, lottare con tutte le nostre forze; se non andiamo, andremo all’inferno, in nessun altro luogo. Andate, andate in fretta, con allegria e fermezza, senza guardarvi indietro, “facendo tesoro del tempo, perché i giorni sono cattivi”, dice l’apostolo. – Ora è un tempo favorevole… ora è il giorno della salvezza”. Inoltre, nel Vangelo di oggi abbiamo sentito che come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell’uomo, affinché chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Qui il Signore indica l’azione del profeta Mosè nel deserto arabo, ossia l’innalzamento del serpente di bronzo sul legno per ordine di Dio, affinché gli ebrei che venivano punti fatalmente dai serpenti potessero guardare il serpente di bronzo ed essere guariti. L’innalzamento del serpente di bronzo sull’albero da parte di Mosè simboleggiava l’innalzamento sulla croce del Redentore del mondo, Gesù Cristo, la sua vittoria sul tentatore, il diavolo, e la nostra liberazione dalla morte eterna grazie alla croce del Salvatore.
“Guarda, peccatore – ci dice la Santa Chiesa – quale terribile, sanguinoso sacrificio è stato richiesto dalla giustizia di Dio per riscattarti dal peccato e dalla distruzione eterna: la dolorosissima, vergognosa morte in croce dell’unigenito Figlio di Dio”. Vivete ancora con noncuranza, senza pentimento, senza paura del peccato, senza lacrime di pentimento, senza preoccupazione per le buone azioni, crocifiggendo il Figlio di Dio in voi? Ritornate in voi, pentitevi, perché per coloro che hanno trasgredito il sangue del Figlio di Dio non c’è più un sacrificio per i peccati, ma una certa attesa paurosa del giudizio e il furore del fuoco pronto a divorare i loro avversari”.
Dio ha tanto amato il mondo, con un amore infinito che supera ogni ragione, da offrire un sacrificio supremo per i peccati, il suo Figlio unigenito, affinché chiunque creda in lui non perisca ma abbia la vita eterna, cioè sia salvato. Se Dio non avesse dato suo Figlio come sacrificio per i nostri peccati, il mondo intero sarebbe andato nel tormento eterno e nessuno si sarebbe salvato. Tutti coloro che ora sono salvati sono salvati solo dal sangue del Figlio di Dio, o dall’acqua e dal sangue, perché dal suo costato squarciato uscirono sangue e l’acqua, simbolo di due sacramenti: il battesimo e la comunione; e senza il battesimo e la comunione, e senza il pentimento, naturalmente, e gli altri sacramenti, nessuno sarà salvato. Il Signore stesso dice: “Ravvedetevi; ma se non vi ravvedete, tutti… perirete; se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Chi crede ed è battezzato sarà salvato; ma chi non crede sarà condannato”.
“Dio infatti non ha mandato il suo Figlio nel mondo” – continua il Vangelo – “per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. Ma come mai nel Credo leggiamo: “Credo nel Signore, che torna con gloria per giudicare i vivi e i morti”, e il Vangelo dice anche che Dio Padre ha affidato ogni giudizio al Figlio? Il Vangelo di oggi parla della prima venuta del Figlio di Dio – per la salvezza del mondo – e il Credo parla della sua seconda venuta per giudicare il mondo. In effetti, chiunque desideri la salvezza può essere salvato dal Figlio di Dio, se solo crede, si pente, prega e compie opere buone. Ma se durante la vita terrena, con una tale abbondanza di grazia, con mezzi di salvezza così fedeli e potenti, un uomo disprezza la salvezza e vive impenitente e senza paura, allora dopo la morte e al Giudizio Universale di Cristo, guai a lui, perché sarà giudicato senza misericordia.