Eravate umani sulla terra? (Metropolita Anthony di Surozh)

Omelia del Metropolita Anthony di Surozh per la Domenica del Terribile Giudizio (Matteo 25, 31-46)

La parabola che leggiamo oggi è talmente nota a tutti che sembrerebbe non ci sia nulla da dire; eppure ci sono diverse caratteristiche in essa che vorrei richiamare la vostra attenzione.

La prima è che quando i convenuti – cioè tutti noi – si presentarono davanti al giudizio di Dio, il Signore non chiede nulla in merito alla fede, alla visione del mondo, ma chiede loro solo una cosa, e in modo diretto: eravate umani sulla terra? Quando davanti a voi c’era il dolore, avete pensato a consolare? Quando c’era la fame, il freddo, la nostalgia, l’abbandono, la prigionia, la malattia, che cosa avete fatto: avete avuto pietà o no?

E quelli che erano desolati, il Signore li accettò senza chiedere altro, perché queste persone erano in grado di amare sulla terra – con amore terreno, reale, e quindi erano aperte ad accogliere l’amore divino dell’età futura. Ma queste persone, che avevano compiuto opere d’amore, erano perplesse per ciò che il Signore vedeva in loro. Come fa il Signore a riferire a se stesso ciò che avevano fatto agli altri? Era così naturale per loro agire per amore che lo facevano senza pensarci…. Non ci salveremo facendoli con durezza di cuore, forzandoci dolorosamente, ricordando i comandamenti del Signore; essi devono entrare nella nostra carne e nel nostro sangue così profondamente, così completamente, da essere un movimento naturale dell’anima, e non per semplice obbedienza a una legge che ci viene data dall’esterno. Perciò, se qualcuno di noi pensa di agire in modo caritatevole, curando i malati, visitando i prigionieri, dando da mangiare agli affamati, vestendo gli infreddoliti, si chieda se lo fa di cuore o perché sente che è suo dovere farlo e che risponderà delle sue azioni. E se è solo per dovere, allora, o Dio, quanto siamo lontani dall’essere figli del regno celeste!

Ma notate anche coloro che non hanno fatto nessuna di queste opere di amore umano. Quando Cristo pone loro questa domanda, non la capiscono nemmeno: Dove ti abbiamo visto, Signore? Quando non ti abbiamo visitato in un ospedale o in una prigione? Quando non ti abbiamo vestito quando avevi freddo, non ti abbiamo dato da mangiare quando avevi fame? Quando non ti abbiamo consolato nel tuo dolore? Non si sono mai accorti di nessuno intorno a loro, altrimenti non si sarebbero posti il problema se dovessero o meno farlo. Se Dio avesse ricevuto, indirettamente, il dono del nostro amore, o solo questa persona… Hanno vissuto tutta la loro vita solo per se stessi, in maniera calcolata, ragionevole, cioè, alla fine, abbastanza follemente…

E qui ci troviamo di fronte alla stessa domanda: come ci comportiamo nei confronti del nostro prossimo? Spesso si dice: non so come amare Dio, lo cerco nel buio, non riesco a raggiungerlo! È molto semplice: attraverso l’uomo… L’apostolo Giovanni diceva: Se qualcuno dice di amare Dio, ma non ama il suo prossimo con amore reale e creativo, mente, perché nessuno può amare il Dio invisibile, se non ha imparato ad amare una persona concreta, viva e vivente davanti a lui…. E allora, prima di porci la domanda su come raggiungere Dio, chiediamoci: come trattiamo il nostro prossimo? Se il nostro cuore è chiuso, freddo, ritirato, se si spaventa al solo pensiero che il nostro prossimo possa pretendere da noi il cuore e la vita – non c’è nulla di cui parlare, non c’è nulla di cui cercare la vicinanza di Dio: dobbiamo prima imparare ad avere un cuore caldo, un cuore vivo, un cuore attento al nostro prossimo, e poi si aprirà e, come un cuore puro, vedrà Dio. Amen.

Fonte (RU): https://проповеди.рф/propovedi/propoved/pritcha-o-strashnom-sude-mf-25-3146-25021979-g/


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