La fede del diacono Nikolaj

Oggi la Chiesa celebra la memoria dello ieromartire Nikolaj Tochtuev, diacono di Perm’, uno dei tanti Nuovi Martiri della Chiesa russa.

Con il termine “Nuovi Martiri” si indicano quei vescovi, sacerdoti, monaci, diaconi e semplici fedeli che nel XX secolo subirono persecuzioni, carcere, torture e morte durante il regime sovietico, rimanendo fedeli a Cristo e alla Chiesa. Furono chiamati “nuovi” non perché diversi dai martiri dei primi secoli, ma perché testimoniarono la stessa fede in tempi più vicini a noi.

La figura di padre Nikolaj mi è particolarmente vicina, forse proprio perché anch’io sono diacono.

Non era un grande teologo né un personaggio famoso, ma un semplice servitore della Chiesa, uno di quelli che spesso passano inosservati e che invece sostengono silenziosamente la vita ecclesiale. Serviva nella sua parrocchia nella regione di Perm’ quando, alla vigilia della Pasqua del 1940, durante la Settimana Santa, fu convocato dal dipartimento distrettuale dell’NKVD e gli venne chiesto di firmare un accordo di collaborazione per denunciare cristiani e sacerdoti.

Firmò, tornò in chiesa e celebrò tutta la Settimana Santa, la Pasqua e la Settimana Luminosa. Poi si presentò di nuovo davanti a loro e dichiarò di aver firmato soltanto per poter vivere ancora una Pasqua, per salutare la sua famiglia, ma che non avrebbe mai tradito nessuno.

Il giorno seguente tornò con una dichiarazione scritta che ancora oggi ci è stata consegnata dagli archivi: «Compagno direttore – si legge nel testo – revoco la mia firma e l’ho data solo perché mi fosse possibile celebrare la Pasqua e salutare la mia famiglia. Per le mie convinzioni religiose e per il mio ministero non posso essere traditore neppure del mio peggior nemico…»

Aveva sette figli, sapeva perfettamente cosa rischiava e tuttavia scelse la verità. Fu arrestato subito dopo, condannato a otto anni di lager e morì tre anni più tardi.

La sua testimonianza mi affascina e insieme mi mette profondamente in crisi, perché costringe a una domanda scomoda: io, al suo posto, cosa avrei fatto?

I martiri non servono a essere ammirati da lontano, ma a misurare la verità della nostra fede. Ci ricordano che il cristianesimo non è un’abitudine culturale, ma una scelta reale, concreta, che può costare tutto.

Santo ieromartire Nikolaj, prega Dio per noi.


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