
24 maggio — Memoria dei santi uguali agli Apostoli Cirillo e Metodio, maestri e illuminatori degli Slavi
«Avete ricevuto un dono inestimabile: la santa Ortodossia. Custoditela. Se vi indebolirete nella fede ortodossa, i vostri nemici vi vinceranno e diventerete loro schiavi».
(Testo di tradizione slava ispirato all’eredità spirituale dei santi Cirillo e Metodio)
Che cosa significa custodire il dono ricevuto?
Per i santi Cirillo e Metodio non significò mai rinchiudere il Vangelo in una sola lingua, ma neppure rinunciare a una lingua sacra comune. La loro missione fu qualcosa di più grande: dare agli Slavi gli strumenti per pregare, comprendere e trasmettere la fede, creando una lingua liturgica capace di custodire nel tempo il tesoro ricevuto.
Lo slavonico ecclesiastico non è soltanto una lingua antica. Come il latino per l’Occidente cristiano, è divenuto nei secoli lingua della preghiera, della memoria e dell’unità: una lingua che supera i confini e collega generazioni diverse nello stesso respiro della Chiesa.
Eppure proprio i santi Cirillo e Metodio ci insegnano che il Vangelo non deve restare incomprensibile. La loro opera nasce dalla convinzione che ogni popolo debba poter ascoltare le meraviglie di Dio nella propria lingua.
Per questo la loro eredità ci consegna due doni da custodire insieme.
Il primo è il dono della lingua sacra, che conserva la continuità, educa al senso del mistero e rende visibile l’unità della tradizione.
Il secondo è il dono delle traduzioni nelle lingue vive, che rendono comprensibili la Scrittura e la liturgia e permettono alla Parola di raggiungere il cuore di ogni uomo.
Non sono realtà in contrapposizione: si sostengono a vicenda. Una custodisce, l’altra trasmette. Una conserva la memoria, l’altra apre alla comprensione.
Custodire l’eredità dei santi Cirillo e Metodio significa allora non scegliere tra tradizione e comprensione, ma riconoscere che entrambe servono all’unico annuncio del Vangelo.
Santi Cirillo e Metodio, illuminatori degli Slavi, pregate Dio per noi.